La donna, è un essere umano?

scritto da Insideyou
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 3 giorni fa • Revisionato 3 giorni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Insideyou
Autore del testo Insideyou

Testo: La donna, è un essere umano?
di Insideyou

In questo giorno, ogni anno, ricorre la mia festa.
Mi portano mimose, fiori, regali, dolci, addobbi; ma anche saluto, riverenza, riconoscenza, importanza e il cosiddetto rispetto, costituito dalla reputazione, dai molti onori e dalle cospicue e varie celebrazioni formali.
Cosa vogliono riempire o rimediare gli esseri umani con tale ricorrenza e con tutte queste gestualità?
Millenni di torture, di barbarie, di persecuzioni, di stupri, di litigi, di violenze, di abusi e di brutalità?
Mi hanno picchiata, sedotta, segregata in caverne, indotta alla prostituzione, stuprata, rinchiusa nelle case per servire, addotta a macchina per procreare, adibita a merce di scambio, indicata come essere inferiore, sottomessa al comando, obbligata al martirio, terrorizzata dalla paura.

Noi, gli esseri umani, proprio i figli di quelle donne considerate oggetti di piacere e paradossalmente talora padri di quelle stesse donne così strumentalizzate, che ci siamo etichettati come maschi, dominatori, saccenti, superiori e padroni: dividendo noi stessi dalle donne, cosa abbiamo fatto?
Ed io, donna, cosa ho compreso da tutto questo dolore?
Cosa ho compiuto per reazione?
Mi sono rinchiusa nei conventi indossando un abito per rifugiarmi da tutto questo supplizio per poter amare così liberamente un'idea chiamata dio; pregandolo, supplicandolo e sperando che prima o poi mi possa restituire quell'amore e quella purezza che ho sempre desiderato e che mi sono state tolte, ricambiandolo con la mia servitù e con l’apparente voto della castità, no?
Mi sono ribellata proclamando e sbandierando la mia sofferenza nelle piazze, nel costume, nell'apparenza, indicando coloro che mi hanno usata e violata come stolti, stupidi, violenti, disumani, per diventare così talmente importante ed isolata, da espandere a dismisura quell'egoismo già appesantito da tutto quel passato, ritrovando poi in me ciò che indicavo negli altri.

Non mi sono ridotta forse ad un'altra schiavitù, nella quale si cela la meschinità sottile di ottenere quel riconoscimento di qualcosa?
Come un essere umano, come ho reagito a tutto questo immane dolore che ho provocato e che ho ricevuto, ma che in realtà ho imposto a me stessa?
Reagendo con il controllo, la repulsione, il rifiuto, il disagio, la rivolta, il diniego o l'evasione, ho davvero pensato di poter dominare e di non essere più usata?
Rivoltandomi contro questa violenza, contro questo sentirsi solo un oggetto ed allo stesso tempo corruttore dell'essere, etichettandomi in un altro modo, ho dato davvero un senso a tutto questo?
Che nome ho dato a tutte queste reazioni: quello di lesbica, gay oppure trans?
Quando fieramente decanto di essere "donna", esibendo tutto quanto ho dovuto tollerare, accumulare e sopportare, attraverso la pretesa dei diritti, della posizione, del riconoscimento e del vanto, non sto forse continuando a dividermi dall'essere umano quale sono?

Quando ho accettato il matrimonio come schema per poter essere amata e protetta finalmente da qualcuno, ho visto che sono diventata in effetti solamente una prostituta rispettabile?
Quando nella cosiddetta famiglia l'uomo di casa dice alla donna di stare al suo posto, quando sottilmente o palesemente quell'uomo di famiglia impone il silenzio o il comando, anche attraverso l'apparente sottomissione, non è forse l'eco dei millenni di servilismo e di umiliazione subìti che emergono in superficie?
Perché etichettiamo noi stessi in innumerevoli maniere, separandoci gli uni dagli altri generando conflitto, lotta e divisione?
Cosa ha imparato dunque allora la donna come donna, da tutto questo?
E la donna, come essere umano, che cosa ha compreso?

Questa festa è solamente un'evasione, una distrazione temporanea, una fuga romantica nell’illusione di un idillio temporaneo, per ritornare subito dopo però alla stessa routine, alle medesime tribolazioni, al reiterato disonore, ai consumati dispiaceri, alla squallida degradazione interiore ed al triste e miserabile rapporto di dipendenza, violenza ed identificazione con parole, atti, gesti e simboli: colui che pone gli auguri alla donna e colei che li riceve sono fondamentalmente contaminati dunque dallo stesso male, dallo stesso inganno e dallo stesso orgoglio; quello dell'ipocrisia.

La donna, è un essere umano? testo di Insideyou
1

Suggeriti da Insideyou


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di Insideyou